La sua Afrique
Dicono che in questo momento François Hollande esibisca serenità d’animo e posture da comandante in capo: di fronte a una situazione eccezionale, il presidente più rotondo e meno tranchant della V Repubblica sceglie la forza, manda i Rafale e qualche centinaia di legionari ad arginare l’offensiva di qaedisti e jihadisti nel nord del Mali e per la prima volta, da quando è stato eletto, in patria lo vedono come un leader. Dietro la decisione dell’Eliseo di dare il via all’operazione Serval, ci sono calcoli di immagine e di politica interna. Riflessi da vecchio impero coloniale.
17 AGO 20

Dicono che in questo momento François Hollande esibisca serenità d’animo e posture da comandante in capo: di fronte a una situazione eccezionale, il presidente più rotondo e meno tranchant della V Repubblica sceglie la forza, manda i Rafale e qualche centinaia di legionari ad arginare l’offensiva di qaedisti e jihadisti nel nord del Mali e per la prima volta, da quando è stato eletto, in patria lo vedono come un leader. Dietro la decisione dell’Eliseo di dare il via all’operazione Serval, ci sono calcoli di immagine e di politica interna. Riflessi da vecchio impero coloniale. E per restare a tempi più recenti, echi di quella politica gollista che con i famigerati reseau della cosiddetta France-Afrique contribuì a mantenere l’ambiguità dell’“eccezione” francese e ben sgombre le strade d’accesso alle immense ricchezze del sottosuolo dell’Africa francofona. C’è tutto questo e la diffidenza che porta con sé. Ma alternative all’intervento militare non ce n’erano, salvo lasciare l’intera regione e le sue riserve di gas, petrolio, uranio e altre materie prime strategiche al fondamentalismo qaedista e jihadista e destabilizzare l’Africa occidentale, da Bamako ad Algeri. Si sapeva da un anno almeno di un rischio Afghanistan alle porte dell’Europa. Lo sapevano gli Stati Uniti, lo sapeva l’Unione europea, come al solito molle e inesistente. La Francia ha agito. Sarà una guerra di lungo periodo, in parte tradizionale, in parte asimmetrica ad alto rischio di attacchi e attentati in altri teatri. Dopo il disastro in Libia, gli europei dovranno dimostrare di saper ricostruire e stabilizzare una nazione, solo modo per vincere la pace.